giovedì 27 ottobre 2011

Perché non si possono accettare Assisi e ciò che rappresenta

 

 

Primatus est ad aedificationem non ad destructionem Ecclesiae (Roberto Grossatesta)

 
Leggiamo sul numero 1 (78) del 2011 de "La Tradizione catolica" quest'interessante articolo che pubblichiamo oggi mentre si sta svolgendo la Giornata interreligiosa di Assisi.



Assisi 1986-2011: la continuità evolutiva” di un errore

Perché non si possono accettare
Assisi e ciò che rappresenta


Invitare i rappresentanti delle false religioni ad Assisi per promuovere il loro impegno religioso per la pace, è un implicito riconoscimento della accettabilità da parte di Dio dei loro falsi culti. Tali riunioni oltraggiano Dio e creano turbamento e confusione nei fedeli. «Pertanto nella misura in cui ad Assisi accadesse sostanzialmente ciò che è accaduto 25 anni fa non possiamo che reiterare il nostro nullam partem negli stessi termini utilizzati in quell’occasione».

L’invito di Benedetto XVI a partecipare ad una nuova edizione dell’incontro interreligioso per la pace di Assisi, a venticinque anni dalla sua prima edizione (1986), presenta, con quel nefasto evento, pericolose analogie, sia pure in presenza di maggiori accortezze. È evidente che, malgrado tali probabili accortezze,

ottobre 2011 è innanzitutto una data-anniversario e, come tale, rievoca e celebra, inevitabilmente, ciò che ottobre 1986 ha significato nella storia del post-concilio. Per ribadire – in un momento per certi aspetti diverso da quello di allora - la costanza della nostra opposizione a tutto ciò che possa suonare come avallo del relativismo e del sincretismo religioso, tante volte condannato dallo stesso Benedetto XVI, riproponiamo ai nostri lettori un articolo, dal titolo «ASSISI. Criteri teologici per condannare la giornata mondiale di Preghiera per la Pace», apparso sulla rivista «sì sì no no» proprio nell’ottobre 1986.

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È stato detto, con precisione certamente involontaria, che «l’incontro di preghiera» di Assisi è un’«iniziativa personale» di Giovanni Paolo II. In quanto iniziativa “personale” - un’uscita, per intenderci - essa non impegna minimamente il suo mandato di «pastore e maestro di tutti i Cristiani» e neppure attiene alla dottrina, uniformandosi al tema, politico, proposto dall’ONU per questo 1986 proclamato «anno internazionale della pace».

Tuttavia l’iniziativa, in sé e nelle sue implicazioni, appare oltremodo pericolosa per la retta coscienza dei fedeli cattolici. È quel che qui di seguito rileveremo. Il 27 ottobre p.v., dietro invito di Giovanni Paolo II, converranno in Assisi, oltre ai cattolici, «i rappresentanti delle altre religioni del mondo» per «un incontro di preghiera per la pace» .

Coloro che Giovanni Paolo II ha chiamato «rappresentanti delle altre religioni» sono stati sempre più propriamente chiamati dalla Chiesa «infedeli»: «in un senso più generale sono infedeli tutti quelli che non hanno la vera fede; in senso proprio gli infedeli sono i non battezzati e si distinguono in monoteisti (ebrei e maomettani), politeisti (indù, buddisti ecc) ed atei» . E quelle che Giovanni Paolo II ha chiamato «altre religioni» sono state sempre più propriamente chiamate dalla Chiesa «false religioni»: è falsa ogni religione non cristiana «in quanto non è la religione che Dio ha rivelato e vuole praticata. Anzi, è falsa anche ogni setta cristiana non cattolica, in quanto non accetta e non attua fedelmente tutto il contenuto della Rivelazione» .

Premesso ciò, l’«incontro di preghiera» di Assisi, alla luce della Fede cattolica, non può che essere valutato:

1. Un’ingiuria a Dio.

2. Una negazione dell’universale necessità della Redenzione.

3. Una mancanza di giustizia e di carità verso gli infedeli.

4. Un pericolo e uno scandalo per i cattolici.

5. Un tradimento della missione della Chiesa di Pietro.

Ingiuria a Dio

La preghiera, anche di supplica o petizione, è un atto di culto . In quanto tale, deve essere rivolta a Chi
è dovuta e nel modo dovuto.
A chi è dovuta: all’unico vero Dio, Creatore e Signore di tutti gli uomini, al quale il Signore Nostro Gesù Cristo li ha richiamati , consacrando il primo precetto della Legge: «Io sono il Signore tuo Dio […] Non avrai altri dei all’infuori di Me […] non li adorerai né li servirai» .

Nel modo dovuto: corrispondente, cioè, alla pienezza della Rivelazione divina, senza mescolanza di errori: «Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; ché tali sono appunto gli adoratori che il Padre vuole». La preghiera diretta a false divinità, o animata da opinioni religiose contrastanti in tutto o in parte con la Divina Rivelazione, non è un atto di culto, ma di superstizione, non onora Dio, ma Lo offende, oggettivamente almeno, è un peccato contro il primo comandamento.

Chi pregheranno i convenuti in Assisi e in che modo? Invitati in veste ufficiale di «rappresentanti delle altre religioni», «pregheranno ciascuno nella maniera e nello stile che gli è proprio». Lo ha spiegato il Card. Willebrands, Presidente del Segretariato per i non cristiani. Lo ha confermato il 27 giugno u.s. il Card. Etchegaray in una conferenza stampa pubblicata da «La Documentation Catholique» 7/21 settembre 1986 nella rubrica «Actes du Saint Siege»: «Si tratta di rispettare la preghiera di ciascuno, di permettere a ciascuno di esprimersi nella pienezza della sua fede, della sua credenza».

In Assisi, dunque, il 27 ottobre la superstizione sarà largamente praticata e nelle sue specie più gravi: dal “culto falso” degli Ebrei, che, nell’era della grazia pretendono di onorare Dio negando il Suo Cristo, all’idolatria degli induisti e dei buddisti, che rendono culto alla creatura invece che al Creatore.

L’approvazione, quanto meno esterna, della gerarchia cattolica è sommamente ingiuriosa per Dio, supponendo e lasciando supporre che Egli possa riguardare con occhio ugualmente benigno tanto un atto di culto, che di superstizione, tanto una manifestazione di Fede che d’incredulità, tanto la vera religione che le false; in breve: tanto la verità che l’errore.

Negazione dell’universale necessità della Redenzione

C’è un unico Mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Nostro Signore, Figlio di Dio e vero uomo. Gli uomini, per natura, sono «filii irae»; per mezzo di Lui, invece, sono riconciliati col Padre e solo per la Fede in Lui possono avere l’ardire di accostarsi a Dio con tutta confidenza. A Lui è stato dato ogni potere in cielo e in terra e nel Suo nome ogni ginocchio deve piegarsi in Cielo, sulla terra e negli inferi.

Nessuno va al Padre se non per mezzo di Lui e non c’è nessun altro Nome sotto il Cielo nel quale l’uomo possa salvarsi. Egli è la Luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo  e chi non Lo segue cammina nelle tenebre. Chi non è per Lui è contro di Lui e chi non Lo onora oltraggia anche il Padre che Lo ha inviato (come fanno precisamente gli Ebrei). A Lui il Padre ha rimesso il giudizio degli uomini; anzi chi crede in Lui non è giudicato, ma chi non crede è già stato giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio. Lui e il Padre che lo ha mandato.

Egli, inoltre, è il Principe della Pace, essendo le divisioni, i conflitti, le guerre amaro frutto del peccato, dal quale, l’uomo si libera non per virtù propria, ma in virtù del Sangue del Redentore.

Che parte avrà Nostro Signore Gesù Cristo in Assisi nella preghiera dei «rappresentanti delle altre religioni » non cristiane? Nessuna, rimanendo per loro o un’incognita, o pietra d’inciampo, segno di contraddizione.

L’invito, dunque, rivolto loro a pregare per la pace del mondo suppone ed inevitabilmente lascia supporre che ci sono uomini - i cristiani - che debbono accedere a Dio per mezzo di Nostro Signore Gesù Cristo e nel Suo Nome, ed altri – il resto del genere umano – che possono accedere a Dio direttamente e in nome proprio prescindendo dal Mediatore; uomini che debbono piegare le ginocchia dinanzi a Nostro Signore Gesù Cristo, ed altri che ne sono esentati; uomini, che debbono cercare la pace nel regno di Nostro Signore Gesù Cristo, ed altri, che possono ottenere la pace fuori del Suo regno ed anche opponendosi ad esso. È quel che d’altronde si desume anche dalle dichiarazioni dei succitati cardinali: «Se per noi cristiani è Cristo la nostra pace, per tutti i credenti la pace è un dono di Dio»; «Per i cristiani la preghiera passa per il Cristo». «L’incontro di preghiera» di Assisi, dunque, è la negazione pubblica dell’universale necessità della Redenzione.


Mancanza di giustizia e di carità verso gli infedeli

«Gesù Cristo non è facoltativo» (Card. Pie). Non ci sono uomini che sono giustificati per la Fede in Lui ed altri che sono giustificati prescindendo da Lui: ogni uomo o si salva in Cristo, o si perde senza Cristo. Né ci sono fini ultimi naturali, per i quali l’uomo possa optare in alternativa al suo unico fine soprannaturale: se, sviato com’è dal peccato, non trova in Cristo la Via per conseguire il fine per il quale è stato creato, non gli resta che l’eterna rovina.

La vera Fede, non la “buona fede”, dunque, è la condizione soggettiva di salvezza per tutti, anche per i pagani: essendo necessaria di necessità di mezzo «in mancanza di essa (anche se incolpevole), è assolutamente impossibile di operare la salute eterna (Eb 11, 6)».

L’infedeltà volontaria – spiega san Tommaso – è una colpa e l’infedeltà involontaria è castigo. Gli infedeli, infatti, che non si perdono per il peccato d’incredulità, cioè per il peccato di non aver creduto in Cristo, del quale mai nulla seppero, si perdono per gli altri peccati, che non possono venir rimessi a nessuno senza la vera Fede.

Nulla, dunque, è più importante per l’uomo dell’accettazione del Redentore e dell’unione col Mediatore: è questione di vita o di morte eterna. È questo che gli infedeli hanno il diritto  di sentirsi annunciare dalla Chiesa cattolica conforme al comando divino. Ed è questo che ha sempre annunciato agli infedeli la Chiesa cattolica, pregando, non con loro, ma per loro.

Che accadrà ad Assisi? Non si pregherà per gli infedeli, presumendoli così implicitamente e pubblicamente non più bisognosi della vera Fede. Si pregherà, invece, insieme con loro o, secondo la sottigliezza rabbinica della Radio Vaticana, si starà insieme con loro per pregare, presumendo così implicitamente e pubblicamente che la preghiera dettata dall’errore è accetta a Dio quanto la preghiera «in spirito e verità» . «Si tratta di rispettare la preghiera di ciascuno» ha spiegato il Card. Etchegaray nella succitata dichiarazione.

Il che significa che gli infedeli, che converranno in Assisi e che – si badi bene – non sono quei «nutriti in silvis», che «mai nulla seppero della fede», di cui ipotizzano i teologi quando dibattono il problema della salvezza degli infedeli, saranno “rispettosamente” lasciati «nelle tenebre e nell’ombra di morte».

Autorizzati a pregare in veste di «rappresentanti delle altre religioni» e secondo le loro erronee credenze religiose, essi sono anzi incoraggiati a perseverare in peccati, quanto meno materiali, contro la Fede (infedeltà, eresia, etc.). Invitati a pregare per la pace nel mondo, definita un «bene fondamentale», «supremo», sono dirottati dai beni eterni verso un bene temporale, verso un fine secondario naturale, quasi non avessero un fine ultimo soprannaturale, esso sì, fondamentale e supremo, da conseguire: «Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù». Per tutto ciò l’«incontro di preghiera» di Assisi, è una mancanza, quanto meno esterna, di giustizia e di carità verso gli infedeli.

Pericolo e scandalo per i cattolici

 La vera Fede è indispensabile alla salvezza. I cattolici, pertanto, hanno il dovere di evitare ogni pericolo prossimo per la Fede. Tra i pericoli esterni c’è il contatto, non giustificato da vera necessità, con gli infedeli. Tale contatto è illecito per diritto naturale e divino, ancor prima che per diritto ecclesiastico ed anche quando il diritto ecclesiastico non lo proibisce (ad esempio nella vita civile): «Haereticum hominem devita - Evita l’uomo eretico».

La Chiesa, poi, nella sua materna premura, ha sempre proibito tutto ciò che potesse essere per i cattolici non solo un pericolo per la Fede, ma anche un motivo di scandalo.

Quanto alle false religioni, la Chiesa ha sempre negato loro il diritto al culto pubblico; le ha tollerate, se necessario, ma la tolleranza «dice sempre ordine ad male da permettere per una qualche ragione proporzionata»; in ogni caso ha sempre evitato e proibito tutto ciò che includesse una qualche approvazione esterna dei riti acattolici.

Che cosa accadrà ad Assisi? I cattolici e gli infedeli vi «saranno insieme per pregare» (anche se «non per pregare insieme», secondo l’indegno giochetto di parole di cui sopra).

Il che vuol dire semplicemente che pregheranno insieme ad Assisi, ma da sedi separate e sempre insieme, ma a turno, nella cerimonia conclusiva nella Basilica Superiore di San Francesco. E ciò non per tutelare la Fede dei cattolici o per evitarne almeno lo scandalo.

Bensì perché si possa pregare «ciascuno nella maniera e nello stile che gli è proprio», per «rispettare la preghiera di ciascuno» e «permettere a ciascuno di esprimersi nella pienezza della sua fede, della sua credenza». Il che comporta l’approvazione almeno esterna 1) di quei falsi culti, ai quali la Chiesa cattolica ha sempre negato ogni diritto; 2) di quel soggettivismo religioso, che essa ha sempre condannato sotto il nome di indifferentismo o latitudinarismo e che «cerca di giustificarsi con le pretese esigenze della libertà, misconoscendo i diritti della verità oggettiva, che ci si manifesta sia col lume della ragione sia con quello della Rivelazione» . Ora l’indifferentismo religioso, che è «una delle più deleterie eresie» e che mette «sullo stesso piano tutte le religioni» e induce inevitabilmente a considerare irrilevante la verità della credenza religiosa ai fini della bontà della vita e della salvezza eterna: «Si finisce col considerare la religione come un fatto del tutto individuale, in cui ci si adatta alle disposizioni dei singoli, che si formano la loro religione, e col concludere che tutte le religioni sono buone, anche se tra loro contraddittorie». Ma con questo siamo fuori dell’atto di Fede cattolica. Siamo all’illuministico «atto di fede del Vicario savoiardo» di Rousseau, che è un atto d’incredulità nella divina Rivelazione. Questa, infatti, è un fatto reale, una verità accreditata da Dio con segni certi, perché l’errore in tal campo avrebbe per l’uomo conseguenze gravissime . Ora «in presenza di un fatto reale o di una verità evidente non si può essere tolleranti fino al punto di approvare l’atteggiamento di chi li considera inesistenti o falsi. Ciò comporterebbe che non crediamo affatto o non siano pienamente convinti della verità della nostra posizione o che siamo (giudichiamo di essere) in presenza di una materia assolutamente indifferente o banale, oppure che riteniamo verità od errore posizioni puramente relative».

E poiché l’«incontro di preghiera» di Assisi comporta appunto tutto questo, è occasione di scandalo per i cattolici ed un serio pericolo per la loro Fede. In forza dell’ecumenismo, essi si troveranno infine unificati, sì, con gli infedeli, ma nella «comune rovina».

 Tradimento della missione di Pietro e della Chiesa

Annunciare a tutte le genti:  1. che vi è un unico vero Dio, che si è rivelato per tutti gli uomini in Nostro Signore Gesù Cristo; 2. che c’è un’unica vera religione, nella quale unicamente Dio vuole essere onorato, perché è Verità e Gli ripugna tutto ciò che nelle false religioni – dottrine erronee, precetti immorali, riti sconvenienti – si oppone alla verità; 3. che vi è un Mediatore unico tra Dio e gli uomini, nel Quale l’uomo può sperare di salvarsi, perché tutti gli uomini sono peccatori e permangono nei loro peccati se privi del Sangue di Cristo; 4. che vi è un’unica vera Chiesa, che di questo Sangue divino è «conservatrice eterna» e che pertanto «bisogna credere che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa Apostolica Romana, che questa è l’unica arca di salvezza, che perirà nel diluvio chi non vi entra» almeno con votum (desiderio), esplicito o implicito nella disposizione morale di compiere tutta la volontà di Dio, «se l’ignoranza è davvero invincibile»; annunciare questo, dicevamo, è la missione propria della Chiesa.

«Andate e ammaestrate tutte le genti; battezzatele nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto Io vi ho comandato» ; «Andate per tutto il mondo, predicate l’Evangelo ad ogni creatura. Chi crede e sarà battezzato sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato» .

Affinché, poi, la Chiesa, potesse nei secoli assolvere con sicurezza questa sua missione, Nostro Signore Gesù Cristo conferì a Pietro, e ai suoi successori, la missione di rappresentarlo visibilmente: «Questo Vicario, dunque, non ha affatto l’incarico di stabilire una nuova dottrina con nuove rivelazioni, o di creare un nuovo stato di cose, o d’istituire nuovi sacramenti: non è questa la sua funzione. Egli rappresenta Gesù Cristo alla testa della sua Chiesa, la cui costituzione è perfetta.

Questa costituzione essenziale, cioè la creazione della Chiesa, è stata l’opera propria di Gesù Cristo, che Lui stesso doveva portare a termine e di cui dice al Padre: “Ho compiuto l’opera che mi desti da compiere”. Non c’è più niente da aggiungervi; ma è necessario soltanto mantenere questa opera, rendere sicura l’opera della Chiesa e presiedere al funzionamento dei suoi organi. Perciò due cose sono necessarie: governarla e perpetuare in essa l’insegnamento della verità. Il Concilio Vaticano I riconduce a questi due oggetti la funzione suprema del Vicario di Gesù Cristo. Pietro rappresenta Gesù Cristo sotto questi due aspetti». Potere, dunque, senza eguali sulla terra il potere di Pietro, ma potere vicario e, come tale, niente affatto assoluto, ma limitato dal diritto divino di Colui che rappresenta: «Il Signore affidò a Pietro le pecore, non di Pietro, ma Sue, affinché le pascesse non per se stesso, ma per il Signore».

Non è quindi nel potere di Pietro di  promuovere iniziative contrastanti con la missione della Chiesa e del Romano Pontefice, quale evidentemente è «l’incontro di preghiera» di Assisi. Non può invitare «rappresentanti» delle false religioni a pregare i loro falsi dei, in luoghi consacrati alla Fede del vero Dio, il Vicario di Colui che ha detto: «Vattene, satana, perché sta scritto: il Signore Dio tuo adorerai e a lui solo renderai culto»; non può autorizzare a prescindere da Nostro Signore Gesù Cristo, il Successore di colui che ebbe il primato per la sua Fede: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente». Non deve essere di inciampo alla Fede dei suoi fratelli e figli il Successore di colui che ha ricevuto il mandato di confermarli nella Fede.

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Se non assisteremo, come è probabile, agli scempi di allora (statue di Buddha sui tabernacoli, in presenza del Santissimo; polli sgozzati sugli altari; riti di religioni pagane di fronte alla Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo…); se non ci sarà più dato di vedere empie communicationes in sacris con i pagani, poiché i cattolici pregheranno separatamente dai seguaci delle false religioni; se la Santa Sede non perde occasione per ribadire che, in ogni caso, questo incontro non deve essere interpretato come avallo al sincretismo religioso e del relativismo dottrinale… se tutto questo è vero, come speriamo che lo sia, permane, però, il problema dottrinale di fondo: le preghiere elevate alle false divinità - così come il loro incoraggiamento – non sono accette a Dio, indipendentemente dalle intenzioni soggettive dell’orante, in quanto oggettivamente idolatriche. La nostra costernazione non significa amarezza: vorremmo solo risparmiare alla Sposa di Cristo, Nostra Madre, questa ennesima umiliazione, che non può lasciarci indifferenti. Preghiamo ed invitiamo tutti a pregare Maria Santissima, perché interceda presso il suo Divin Figlio e venga risparmiata questa offesa al Suo Corpo mistico.

La reiterazione della Grande offesa a Dio!



Papa Pio XI ripetè nella Mortalium Animos Animos è che la Fede Cattolica è la religione rivelata da Dio:
“Dio, Creatore di tutte le cose, fece in modo che potessimo conoscerLo e servirLo; al nostro servizio, pertanto, ha pieno diritto. Avrebbe potuto invero accontentarsi di prescrivere per il governo dell’umanità la sola legge naturale, cioè la legge che nella creazione aveva scritto nel cuore dell’uomo, e far poi regolare il progresso di quella legge dalla Sua ordinaria Provvidenza. Volle, tuttavia, fare delle leggi positive che noi dovessimo obbedire, e progressivamente, dall’inizio della razza umana fino alla venuta ed alla predicazione di Gesù Cristo, Egli stesso insegnò al genere umano i doveri che una creatura razionale ha verso il suo Creatore.“Evidentemente perciò, nessuna religione può esser vera, salvo quella che riposa sulla rivelazione di Dio, una rivelazione cominciata fin dagli albori, continuata sotto l’Antica Legge, e condotta a compimento da Gesù Cristo stesso sotto la Nuova. Ora, se Dio ha parlato — ed è storicamente certo che infatti ha parlato — allora è chiaramente dovere dell’uomo di credere implicitamente la Sua rivelazione e di obbedire ai Suoi comandi. Affinchè potessimo compiere correttamente entrambi le cose, per la gloria di Dio e la nostra stessa salvezza, il Figlio Unigenito di Dio fondò la Sua Chiesa sulla terra.”
Da questa verità divina, cioè che Dio ha rivelato al genere umano l’unica vera religione mediante la quale deve essere adorato, ne segue il principio cattolico che vieta ai Cattolici di partecipare ad un falso ecumenismo.
Per continuare con gli insegnamenti di Papa Pio XI:
“A tale scopo si organizzano congressi, incontri e conferenze a cui partecipa ampio concorso di uditori, dove tutti senza distinzione, non credenti di ogni tipo, come anche Cristiani, e perfino coloro che hanno infelicemente rifiutato Cristo e negato la Sua Divina Natura o missione, sono invitati ad unirsi alla discussione. Orbene, tali sforzi non possono ottenere alcun tipo di approvazione fra i Cattolici. Essi presuppongono l’erronea veduta che tutte le religioni siano più o meno buone ed apprezzabili, in quanto tutte danno espressione, sotto varie forme, a quel senso innato che conduce gli uomini a Dio ed al riconoscimento obbediente della Sua legge... favorire questa opinione, pertanto, ed incoraggiare tali intraprese, equivale ad abbandonare la religione rivelata da Dio”
 Quindi è chiarissimo che la Gerarchia della nuova Chiesa Conciliare cammina contro la dottrina espressa dalla Chiesa Cattolica prima del nefasto Concilio Vaticano II, come è altrettanto chiaro che questi eventi di falso ecumenismo e di falso dialogo con le false religioni vanno contro il Primo Comandamento e offendono direttamente la Maesta' Divina di Dio...


Secondo Papa Pio XI, sostenere il falso ecumenismo ed incoraggiarlo, è equivalente all’apostasia. Il Papa continua quindi la sua spiegazione:
“Commetteremo l’iniquità di sopportare che la verità, la verità rivelata da Dio, sia fatta oggetto di compromesso? Perché invero si tratta di difendere la verità rivelata. Gesù Cristo inviò i Suoi Apostoli in tutto il mondo per annunciare la Fede del Vangelo a ogni nazione, e per salvarle dall’errore. Egli volle che lo Spirito Santo insegnasse loro dapprima tutta la verità. Forse che ciò è stato reso oscuro nella Chiesa della quale Dio stesso è Legislatore e Guardiano? Il nostro Redentore disse chiaramente che il Suo Vangelo era da intendersi non solo per l’età apostolica ma per tutti i tempi. Può, allora, l’oggetto della fede esser diventato nel corso del tempo così tenue ed incerto che oggi si debbano tollerare opinioni contradditorie? Se fosse così, allora dovremmo ammettere che la venuta dello Spirito Santo sugli Apostoli, il perpetuo dimorare del medesimo Spirito nella Chiesa, secondo la precisa predicazione di Gesù Cristo, avrebbero perso secoli fa la loro efficacia e valore. Affermare questo sarebbe una bestemmia.”

Monsignor Lefebvre: "Noi ci troviamo davanti a un dilemma eccessivamente grave, che nella Chiesa, credo non si sia mai posto. Che colui che siede sul Trono di Pietro partecipi a dei culti di falsi dei, penso che questo non sia mai accaduto in tutta la storia della Chiesa".

Mons. Lefebvre: Il dramma dell'ecumenismo

“Il disonore inflitto a Gesù Cristo” (…….)


La visita che Giovanni Paolo II ha fatto domenica 13 aprile 1986 alla Sinagoga di Roma non aveva ancora avuto luogo quando Mons. Lefebvre, rivolgendosi ai seminaristi ed ai fedeli ad Écône nel santo giorno di Pasqua, esprimeva quanto quel passo gli sembrasse di una gravità estrema.
Appoggiandosi a tutta la Tradizione della Chiesa e citando degli articoli del Diritto Canonico che hanno condannato espressamente una tale eventualità, Mons. Lefebvre ha sottolineato il dilemma davanti al quale si troverebbe non solo egli stesso, ma la totalità dei cattolici. In che modo il Papa, cui Nostro Signore Gesù Cristo ha promesso il sostegno nella Fede, può nonostante ciò unirsi alla preghiera di coloro che respingono la divinità di Nostro Signore?
La posizione tradizionale della Chiesa riguardo al popolo ebreo è sempre stata priva di ogni sorta di razzismo. Essa si fonda essenzialmente sul rifiuto da parte dei Giudei della divinità di Nostro Signore e sul fatto che attraverso i tempi, essi non hanno smesso di perseguitare la sua Chiesa.
Pubblichiamo qui alcuni passi dell’omelia che Sua Ecc. Mons. Lefebvre ha pronunciato ad Écône, il giorno di Pasqua.
“Miei carissimi amici, miei carissimi fratelli,
Noi sappiamo tutti che attualmente siamo di fronte ad una situazione della Chiesa sempre più inquietante. Non è da oggi che si pone il problema, ma dal Concilio, specialmente dall’applicazione delle riforme conciliari. Assistiamo ad una specie di "escalation" dell’ecumenismo da parte del Papa e dei vescovi. Ciò non fa mistero e si è visto e risaputo in tutto il mondo e la televisione e tutti i mezzi di comunicazione sociale testimoniano questo ecumenismo oggi praticato dalle autorità della Chiesa. Questo ecumenismo pone a ciascuno, ne sono certo, un grave problema di coscienza. Noi, vogliamo ed abbiamo deciso di rimanere cattolici e non credo che abbiamo intenzione di cambiare. Il cattolicesimo per noi significa conservare la Fede, i Sacramenti, il Santo Sacrificio della Messa, il catechismo, tutto ciò che la Chiesa ha insegnato e lasciato come eredità preziosa per diciannove secoli a generazioni e generazioni di cattolici. Noi stessi nell’infanzia, nella nostra gioventù, nella nostra adolescenza e nella maturità abbiamo ricevuto questa preziosa eredità che ci è cara come la luce degli occhi. Questa Fede e tutti i mezzi per conservarla che ci sono stati lasciati per mantenere in noi la grazia sono necessari e assolutamente indispensabili per salvare le nostre anime ed andare in Paradiso. Non è per un’altra ragione che vogliamo restare cattolici: è per salvare le nostre anime. Giovedì ho detto che abbiamo l’impressione di allontanarci sempre più da quelli che praticano questo ecumenismo insensato e contrario alla Fede cattolica. Ma dovrei dire piuttosto che restando cattolici e decidendo di restarlo fino alla fine dei nostri giorni, sono loro che noi vediamo allontanarsi da noi perché vogliamo restare cattolici. Si allontanano sempre più dal primo precetto di un battezzato che è di professare la sua Fede cattolica. Non è per niente che i nostri padrino e madrina hanno pronunciato il Credo il giorno del nostro battesimo e che poi, quando abbiamo ricevuto la Cresima, noi stessi abbiamo ripetuto quel Credo che ci lega definitivamente alla Fede cattolica.
Ora, dei fatti sconvolgenti si sono accumulati soprattutto a partire dai viaggi del Papa in Marocco, nel Togo, nelle Indie e i comunicati che la Santa Sede ha pubblicato ufficialmente questi ultimi giorni affermano che il Papa ha intenzione di recarsi dagli Ebrei, per pregare con loro, che il Papa si recherà a Taizé per pregare con i protestanti e che vuole fare, e lo ha detto egli stesso pubblicamente a San Paolo fuori le Mura, una cerimonia che riunisca tutte le religioni del mondo per pregare con loro ad Assisi, per la pace, in occasione della Giornata della pace, che si svolgerà il 24 ottobre, nel contesto dell’Anno della pace proclamato dall’O.N.U.
Lo avete letto nei giornali e quelli che hanno la televisione lo hanno potuto vedere e sentire essi stessi.
Che ne pensiamo? Qual è la reazione della nostra Fede cattolica? E’ questo che conta. Non è il nostro sentimento personale, una specie d’impressione di constatazione qualunque. Si tratta di sapere cosa ne pensa la Chiesa cattolica, secondo ciò che ci è stato insegnato, quali sono le reazioni della nostra fede davanti a tali fatti? Per questo vi citerò alcune brevissime frasi che ho raccolto nel trattato di Diritto Canonico del canonico Naz. Il Diritto Canonico emanato su ordine del santo Papa Pio X e pubblicato da Benedetto XV, è l’espressione della legge della Chiesa e che le  è stata propria per diciannove secoli.
Partecipazione ad un culto non cattolico
Che dicono questi testi a proposito di quella che è detta communicatio in sacris, cioè la partecipazione ad un culto non cattolico o presso i non cattolici?
Credo che sia proprio il nostro caso quando il Papa e dei vescovi si dedicano alla partecipazione a culti non cattolici. Cosa dice la Chiesa della communicatio in sacris? Essa è vietata con i non cattolici dal Diritto Canonico 1258, § 1, che dice: “Ai fedeli è assolutamente proibito assistere o prendere parte attivamente ai culti degli acattolici (cioè dei non-cattolici) in qualsiasi maniera.” Ed ecco come lo spiega questo commento ufficiale della dottrina della Chiesa che io ho solo copiato:
“La partecipazione è attiva e formale quando un cattolico partecipa ad un culto eterodosso, cioè non cattolico, con l’intenzione di onorare Dio con quel mezzo, alla maniera dei non-cattolici”. Ripeto: “La partecipazione è attiva e formale quando un cattolico partecipa ad un culto non-cattolico con l’intenzione di onorare Dio con quel mezzo alla maniera dei non-cattolici”. E’ esattamente ciò davanti al quale ci troviamo. Penso realmente che i vescovi ed il Papa abbiano intenzione di onorare Dio con il culto non-cattolico cui partecipano. Io credo di non sbagliarmi.
“Una tale partecipazione è proibita sotto qualsiasi forma quovis modo –perché implica professione di una falsa religione e di conseguenza rinnegamento della Fede cattolica”. E la Santa Sede nel 1889 decretava: “E’ proibito pregare, cantare, suonare l’organo in un tempio eretico o scismatico, associandosi ai fedeli che vi celebrano il loro culto, anche se i termini e le preghiere sono ortodossi”.
Non sono io ad averlo scritto. E’ a grosse lettere nel trattato di Diritto Canonico del canonico Naz che fa testo e che è sempre stato considerato nella Chiesa come un commento del tutto ufficiale e valido. Quelli che partecipano così attivamente e formalmente al culto dei non cattolici sono presunti aderire alle credenze di questi ultimi. Perciò il Canone 2316 li dichiara “sospetti di eresia” e se perseverano essi sono “considerati come eretici”. Io non faccio che citare quel testo.
Perché questa legislazione della Chiesa? Per aiutarci a praticare il primo comandamento che è di professare la nostra Fede cattolica. Se la professiamo, ci risulta impossibile, inconcepibile professare un’altra fede e partecipare ad un altro culto. Pregando in un altro culto noi professiamo di onorare il dio invocato da quel culto, quello di una falsa religione. Un dio che è una costruzione della mente o un idolo qualunque, ma che non è il vero Dio.
Come volete che i Giudei preghino il vero Dio? Essi sono formalmente, essenzialmente contro Nostro Signore Gesù Cristo, precisamente dal giorno della Risurrezione di Nostro Signore e perfino da prima dato che l’hanno crocifisso. Ma in modo quasi ufficiale dopo la Resurrezione: si sono messi immediatamente a perseguitare i discepoli di Nostro Signore Gesù Cristo e questo per secoli. Come possiamo pregare il vero Dio con i Giudei? Chi è Nostro Signore Gesù Cristo? E’ il Verbo di Dio, è Dio. Noi non abbiamo che un solo Dio: Dio Padre, Figlio e Spirito Santo ed un solo Signore, Nostro Signore Gesù Cristo.
Sono gli Evangelisti a ripetercelo a sazietà. Chiunque si oppone a Nostro Signore Gesù Cristo non ha il Padre, come dice esplicitamente san Giovanni nelle sue lettere: “Chi non ha il Figlio, non ha il Padre. Colui che non onora il Figlio, non onora il Padre”. (I Giov. 2, 23). E’ normale, non c’è che un solo Dio in tre Persone. Se una delle Persone è disonorata, rifiutata, non si possono onorare le altre persone. E’ impossibile. Significa distruggere la Santissima Trinità. Di conseguenza, disonorando Nostro Signore Gesù Cristo, i Giudei disonorano la Santissima Trinità. Come potrebbero pregare Nostro Signore, il vero Dio? Ora, in Cielo non c’è un altro Dio che conosciamo, che ci  sia stato insegnato dalla nostra Fede cattolica.
Ecco la situazione di fronte alla quale ci troviamo. Io non la invento. Non sono io a volerla, al contrario. Vorrei morire, vorrei dare la mia vita perché non esistesse.
Noi ci troviamo davanti a un dilemma eccessivamente grave, che nella Chiesa, credo non si sia mai posto. Che colui che siede sul Trono di Pietro partecipi a dei culti di falsi dei, penso che questo non sia mai accaduto in tutta la storia della Chiesa.
Che conclusione dovremmo forse trarre tra qualche mese davanti a questi ripetuti atti di partecipazione a dei falsi culti? Non lo so. Io me lo chiedo. Ma è impossibile che siamo costretti a credere che questo papa non sia papa. Non voglio ancora dirlo in modo solenne e formale, ma a prima vista sembra proprio impossibile che un papa sia eretico pubblicamente e formalmente.
Nostro Signore gli ha promesso di essere con lui, di mantenerlo nella Fede e senza che possa errare nella Fede, ma egli può al tempo stesso essere eretico pubblicamente e quasi apostatare? Ecco un problema che non concerne solo me, ma tutti voi.
Perché ci hanno perseguitato, perché ora ci trattano come delle persone che sono quasi fuori dalla Chiesa? E’ perché siamo rimasti cattolici e vogliamo restarlo. Noi constatiamo, rimanendo cattolici, che quelle persone si allontanano sempre di più dalla dottrina cattolica e dunque da noi. Che ci volete fare? E’ esattamente come i Giudei che si sono allontanati da Nostro Signore Gesù Cristo sempre più fino a diventarne nemici giurati. I Giudei avrebbero dovuto tutti riunirsi intorno a Nostro Signore. Avrebbero dovuto tutti seguire la Santissima Vergine Maria e gli Apostoli eccezion fatta per Giuda, certo, ma tutti i discepoli di Nostro Signore sono dei Giudei che si sono convertiti a Nostro Signore e che l’hanno seguito. La nostra religione cristiana è cominciata con dei Giudei convertiti. Perché ne esiste un certo numero che ha rifiutato di convertirsi nonostante tutta l’evidenza dei miracoli di Nostro Signore, l’evidenza della sua Resurrezione? I soldati che erano presenti, spaventati dopo l’apparizione dell’angelo ed il terremoto verificatosi, sono corsi dai principi dei sacerdoti per dire quello che era successo. Cioè che Nostro Signore non era più nella sua tomba, che era risuscitato e che avevano sentito un terremoto spaventoso. Sono andati ad esternare la loro constatazione ed a rendere la loro testimonianza.
Che cosa hanno fatto i principi dei sacerdoti? Invece di dire: facciamo ammenda onorevole, ci siamo sbagliati, noi adoriamo Nostro Signore Gesù Cristo; se è davvero risorto, come possiamo non adorarlo, non seguirlo?
No. Cosa hanno detto ai soldati? “Eccovi una bella somma di denaro e andate a ripetere in tutta Gerusalemme che mentre dormivate gli Apostoli sono venuti a prendere il corpo di Nostro Signore”. Allora, come scrive bene sant’Agostino, penso sorridendo: “Come hanno potuto affermare che avevano visto gli Apostoli portare via il corpo di Nostro Signore se dormivano? Essi non hanno potuto vedere. E’ il demonio che li ha ispirati ed essi sono restati sotto la sua influenza”.
Che fare? Di fronte a questa situazione della Chiesa noi dobbiamo mattina e sera, giorno e notte pregare la Santissima Vergine Maria di soccorrere la sua Chiesa. Perché è uno scandalo notevole e nel vero senso del termine, scandalo vuol dire spingere al peccato come lo scandalo dell’ecumenismo e la partecipazione ai culti delle false religioni. I cattolici perdono la Fede. Non hanno più la Fede nella Chiesa cattolica. Non credono più che ci sia una sola vera religione, che ci sia un solo e vero Dio, la Santissima Trinità. La Fede scompare quando l’esempio e lo scandalo vengono da così in alto, da colui che siede sul Trono di Pietro e da quasi tutti i vescovi.
Allora, poveri cristiani abbandonati a se stessi, che non hanno sufficiente formazione cristiana per conservare la loro Fede cattolica nonostante tutto, o che non hanno vicino a loro dei sacerdoti che li aiutino a conservare questa Fede! Sono smarriti. O perdono la Fede, non praticano più, non pregano più, o si uniscono a delle sette qualunque. Allora dobbiamo pregare molto, riflettere, domandare al Buon Dio di conservarci la Fede cattolica qualunque cosa accada. Gli eventi non dipendono da noi. E’ come un film del cinema proiettato davanti ai nostri occhi. Dal Concilio vediamo la situazione deteriorarsi di anno in anno. Il Sinodo ha toccato ancora, direi, il culmine ancora più grave degli altri affermando: Noi continuiamo. Continuiamo, nonostante tutte le conseguenze disastrose, il Sinodo ha voluto vedere nel Concilio un’opera dello Spirito Santo, una Pentecoste straordinaria: bisogna continuare, continuare nello spirito del Concilio, senza restrizioni, senza ammonizioni, senza ritorni alla Tradizione.
E adesso vediamo le tappe precipitare, sempre più in fretta. Forzatamente, visto che non ci sono state obiezioni dopo questi venti anni di attuazione dello spirito del Concilio, ormai tutti quelli che sono d’accordo con queste trasformazioni nella Chiesa, non hanno motivo di non continuare e ancora più rapidamente. Si arriva alla distruzione totale della Chiesa.

Dopo questa solenne denuncia di Monsignor Lefebvre le cose sono cambiate? Sembra proprio di no...
“Ma sappiate questo, che negli ultimi giorni, verranno tempi pericolosi....” (2 Tim. 3:1).
“Perché verrà un tempo in cui non sopporteranno più la sana dottrina; ma per prurito di udire, si ammucchieranno dei maestri secondo le loro passioni, e si distoglieranno dall’ascolto della verità per rivolgersi piuttosto alle favole” (II Tim. 4:3-4).

mercoledì 26 ottobre 2011

Verso Assisi, riflessioni (sic) del "Cardinal" Ravasi!



Fonte: Una Vox


vedi anche:
I (Card. Bertone) II (Card. Tauran) - III (Card. Levada) - IV (Card.  Koch) -
V (Card. Turkson) - VII (Mons. Sorrentino)

altri articoli su Assisi III


Continuiamo a leggere gli articoli apparsi su L’Osservatore Romano a proposito del prossimo incontro di Assisi del 27 ottobre 2011, promosso dal Santo Padre Benedetto XVI.
A quelli del Cardinale Bertone, del 3 luglio, del Cardinale Tauran del 5 luglio, del Cardinale Levada del 6 luglio, del Cardinale Koch del 7 luglio, del Cardinale Turkson dell’8 luglio, è seguito, il 9 luglio, l’intervento del Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: Chi fa domande è sui sentieri della verità.

Il Cardinale Ravasi, per la sua formazione culturale, che gli ha valso l’incarico che riveste, è certo il più adatto a fornire notizie su filosofi, pensatori, scienziati e tutti quelli che non hanno alcun credo, se non il loro personale.
Questa categoria di persone, che possono dirsi agnostici e che insieme agli atei e ai razionalisti considerano la religione una sorta di forzatura o di inganno, sia pure con diverse sfumature, è stata ufficialmente chiamata al prossimo incontro di Assisi a rappresentare «la moltitudine di coloro che non professano nessun credo e che, tuttavia, hanno una visione etica e umanistica dell’essere e dell’esistere», come dice il Cardinale. Certo nella convinzione che nel pregare per la verità e per la pace, un ruolo considerevole lo svolgono anche coloro che non sanno neanche cosa sia la preghiera.
Può sembrare contraddittorio, ma in realtà la cosa è del tutto coerente con l’idea che Dio possa essere invocato anche da coloro che credono ai falsi dei.

Tra queste persone invitate ad Assisi non poteva mancare una donna, poiché nella logica moderna della partecipazione democratica era inevitabile rendere omaggio anche all’attuale moda femminista… tanto per non fare torto ad alcuno.
La cosa è significativa, come dice il Cardinale: «È significativo notare che, invitata a far sentire la sua testimonianza e il suo appello ai credenti anche a nome degli altri suoi colleghi, sarà una particolare voce femminile, un’intellettuale considerata tra i maggiori esponenti della filosofia e della psicologia contemporanea…».
Come poteva mancare la testimonianza e l’appello ai credenti di una filosofa psicologa?
Sembra proprio che la Chiesa moderna non possa fare a meno delle moderne filosofie e psicologie, specialmente se declinate al femminile!

Non poteva mancare, dice il Cardinale, perché proprio il Santo Padre Benedetto XVI aveva dichiarato alla Curia romana (21 dicembre 2009) che «Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto».
Prosa invero un po’ criptica, poiché bisognerà capire come possa rimanere sconosciuto quello stesso Dio a cui ci si è avvicinati e di cui si è saputo che si è fatto uomo e che si è lasciato crocifiggere per la salvezza delle anime.
Tranne che col termine “sconosciuto” non si voglia intendere “disconosciuto” e giustificare così il rifiuto di conoscere.

E il Cardinale spiega che tale concetto ha trovato concretizzazione nel noto “cortile dei gentili”, da lui organizzato e inaugurato a Parigi il marzo scorso. “Cortile” che prende il nome dallo spazio esistente fuori dal Tempio di Gerusalemme, che permetteva ai pagani di accostarsi al luogo sacro, senza però profanarlo con il loro ingresso, in modo da apprendere di Dio in vista della loro conversione.
Tale spazio, rigorosamente separato dal Tempio, portava in gran vista l’avviso del divieto d’ingresso per i miscredenti, sotto pena di morte.
Però, seguendo San Paolo, dice il Cardinale, tale separazione fra credenti e miscredenti sarebbe caduta perché «Cristo è venuto ad “abbattere il muro di separazione che divideva” Ebrei e Gentili “per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, riconciliando tutti e due in un solo corpo” (Ef. 2, 14-16). La realtà materiale del “Cortile” può, quindi, trasformarsi — sulla scia delle parole dell’Apostolo — in un simbolo che illustra emblematicamente anche quanto avverrà ad Assisi».

Peccato che San Paolo dica esattamente il contrario di quello che gli vuol far dire il Cardinale. Poiché, basta leggere i due versetti citati, e dal Cardinale mal riportati, per capire subito che San Paolo parla dei diversi riconciliati in Cristo, cioè convertitisi al Vero Dio, e per ciò stesso non più rigorosamente separati – esattamente come avveniva nel Tempio di Gerusalemme dopo la conversione. Mentre invece il Cardinale, col suo discorso, sostiene che non dev’esserci più separazione tra i fedeli di Cristo e gli infedeli, perché «Credenti e non credenti stanno certamente su territori ideali diversi, ma non si devono rinserrare in un isolazionismo sacrale o laico, ignorandosi o respingendosi, come vorrebbero i fondamentalisti di entrambi gli schieramenti. … ma i pensieri e le parole, le opere e le scelte di entrambi i protagonisti possono confrontarsi e persino incontrarsi, proprio come avviene attorno al tema della pace e della giustizia».

Ancora una volta ci troviamo di fronte all’uso strumentale della Scrittura: usando le categorie mentali moderne e fidando che queste stesse categorie, diffuse oggi tra i fedeli cattolici, portino a condividere la rilettura o ermeneutica dei passi della Scrittura ad uso e consumo delle moderne concezioni sincretistiche e indifferentistiche.
Il Cardinale, però, da quell’uomo di cultura che è, cerca di destreggiarsi e mette le mani avanti precisando «Certo, non si devono ignorare le discordanze dissolvendole in un vago sincretismo intellettuale e spirituale; ma i pensieri e le parole, le opere e le scelte di entrambi i protagonisti possono confrontarsi e persino incontrarsi».
Come se questo rimettesse le cose a posto.
In realtà, come abbiamo già detto altrove, si tratta di un rimedio più dannoso del male, di qualcosa di più grave dello stesso sincretismo, poiché qui si continua a sostenere che nonostante ci siano di quelli che rifiutano la verità di Cristo, questi stessi, in forza di questo loro rifiuto, possono incontrarsi con coloro che hanno abbracciato quella verità. E questo incontrarsi deve corrispondere, non ad un casuale trovarsi accanto, ma ad una compenetrazione reciproca, tale che il credente incontri la miscredenza e ne tragga vantaggio.

«Ad Assisi, dunque, attraverso la presenza inedita dei non credenti dallo spirito aperto e sincero, si intesserà un «dialogo» che, come suggerisce il termine greco, è un incontro di lógoi, di pensieri, di concezioni, di discorsi, di razionalità, ma è anche un «attraversamento» (dià), ossia un percorso che viene fatto all’interno di un lógos, una verità che ci precede e ci eccede. È un dialogo che viene condotto sulla soglia dell’assoluto di Dio per i credenti, ma nello stesso tempo sul «bordo insperato del visibile» alla ricerca dell’invisibile per il non credente, come affermava il poeta «agnostico» francese Yves Namur nella sua opera significativamente intitolata Dieu ou quelque chose comme ça («Dio o qualcosa di simile») pubblicata nel 2008. Un dialogo al quale entrambi i protagonisti portano il loro contributo di ricerca. Anche chi non si professa credente, ma è in cammino con la sua ragione, la sua arte, le sue energie intellettuali e umane nel grande orizzonte dell’essere, ha il suo dono da offrire al fedele».

Certo il Cardinale usa una prosa tutta sua, ma come sempre è estremamente facile capire che in parole povere egli raccomanda la lettura degli scrittori agnostici, l’approfondimento dei “pensieri, delle concezioni e dei discorsi” dei miscredenti, degli atei e dei razionalisti, perché, dice lui, si tratta di doni offerti ai fedeli.
Manca solo che ci chieda di essere loro grati per l’eternità.

Il tutto ancora fondato su quella strana concezione moderna secondo la quale noi fedeli di Cristo saremmo alla ricerca al pari di chi non crede. Ritornello caro a tutti i cattolici modernisti.

Doni salutari, peraltro, suggerisce il Cardinale, come avrebbe detto San Giustino: «nella sua i Apologia che “del Lógos divino fu partecipe tutto il genere umano e coloro che vissero secondo il Lógos sono cristiani, anche se furono giudicati atei, come fra i greci Socrate ed Eraclito e altri come loro” (46, 2-3)».

Peccato che San Giustino parli dei possibili cristiani che poterono esserlo, senza saperlo, prima della venuta di Cristo, ma che dopo non possono più esserlo se non aderendo alla predicazione di Cristo e all’insegnamento della Sua Chiesa.
Ancora il solito subdolo tentativo di far dire ai Padri della Chiesa quello che non hanno mai detto.
Bellamente arricchito dal Cardinale con una lirica presentazione del versetto di Isaia (45, 8): «Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia! Si apra la terra, fiorisca la salvezza e germogli insieme la giustizia!».
Questo versetto, secondo la moderna versione italiana citata dal Cardinale, è un esempio di come si sia operata, in seguito al Concilio Vaticano II, la manipolazione dei testi della Sacra Scrittura per farli corrispondere alla nuova teologia e alla nuova ecclesiologia.

Nel 1979 venne pubblicata una nuova versione latina della Bibbia (neo vulgata), che ha sostituito le precedenti versioni, la Vulgata Clementina, del 1592 e la Vulgata detta di San Girolamo, del 405.

Il testo latino della neo vulgata riporta:
Rorate, caeli, desuper, et nubes pluant iustitiam; aperiatur terra et germinet salvationem; et iustitia oriatur simul: ego Dominus creavi eam.
Che, come si vede, corrisponde alla traduzione italiana riportata dal Cardinale.

Il testo latino della Vulgata Clementina, identico a quello della Vulgata di San Girolamo riporta:
Rorate, cæli, desuper, et nubes pluant justum; aperiatur terra, et germinet Salvatorem, et justitia oriatur simul: ego Dominus creavi eum.
Che, come si vede, è ben differente.

Cos’è cambiato?
Sono scomparsi i chiari riferimenti a Gesù Cristo, il Giusto, il Salvatore, il Figlio del Padre; e sono comparsi: una generica “giustizia” (iustitiam) al posto del “Giusto” (iustum); una improbabile “salvezza” (salvationem) al posto del “Salvatore” (salvatorem); il pronome “essa” (eam) al posto di “Lui” (eum) (che stranamente nella traduzione italiana diventa sorprendentemente e forse per vergogna “tutto questo”).

Certo che il Cardinale non si sarebbe compiaciuto della citazione della versione millenaria della Bibbia, come invece si è entusiasmato per questa citazione che può facilmente usare al suo scopo.
Anche in questo caso, infatti, il versetto di Isaia nella sua versione corretta lo avrebbe ricondotto alla necessità che si può stare insieme solo se si è tutti seguaci dello stesso Signore Gesù, mandando in frantumi la sua teoria dei doni dei miscredenti, che sarebbero semplicemente apparsi per quelli che sono: polpette avvelenate.

Non sfuggiamo però alla possibile obiezione: la nuova vulgata è stata voluta dai papi e la traduzione è stata condotta sulla base di seri studi di esegesi biblica, nei quali pare che eccella lo stesso Cardinale Ravasi, almeno così dicono.
Non v’è dubbio. Ma noi non abbiamo inteso dire niente di diverso.
Noi conveniamo che il testo biblico sia stato cambiato, che il cambiamento sia stato voluto dai papi, che le variazioni siano state apportate sulla base di seri studi di esegesi biblica. Siamo perfettamente d’accordo sul dato.
Ciò che facciamo notare è:
a) il cambiamento è stato operato dopo 1500 anni di invarianza, dopo il Vaticano II;
b) i papi non si sono mai permessi di cambiare (se non in qualche particolare) il testo stabilito per ordine del Papa Damaso I (nel 382) da San Girolamo, esperto in letteratura, conoscitore del latino, del greco, dell’ebraico e dell’aramaico e che impiegò 23 anni per fare il lavoro, recandosi in Palestina e in Egitto e confrontandosi con gli esperti Ebrei;
c) che solo la presunzione dei moderni studiosi può giungere a pensare di poter capire i testi, dopo 1500 anni, meglio di coloro che parlavano ordinariamente le lingue in cui furono composti il Vecchio e il Nuovo Testamento.
d) che non è possibile parlare di studi seri di esegesi biblica dimenticando che dai primi del Novecento non v’è mai più stata pace per qualsiasi genere di testo, perché questi “angeli del cielo” che sono i moderni esegeti non riescono a mettersi d’accordo neanche in vita, figuriamoci dopo la morte.
Senza contare che tra critica storica, critica letteraria e altre diavolerie moderne, questi famosi testi, di qualsiasi genere, non riescono più a dire ciò che volevano, ma finiscono col dire solo ciò che vogliono i critici, i revisori, gli esegeti e gli ermeneuti.

Poteva sfuggire a questa pestilenza il Vaticano II?
Certo che poteva! ma non volle!
Anzi, sono stati cambiati i testi e con essi i catechismi, la liturgia, gli insegnamenti e la dottrina.
Questo versetto di Isaia di cui abbiamo parlato ne è un piccolo esempio.

Quello ci viene in mente è una considerazione che seppure esagerata nella forma, aiuta a rendere l’idea che si muove tra le righe del Cardinale: e se tra questi miscredenti illuminati ne arrivasse uno che, con la sua profonda cultura e con dovizia di note a margine, proponesse l’equivalenza tra la “trimurti” indù e la SS. Trinità? Cosa farebbe il Cardinale? Lo caccerebbe da Assisi come folle o lo accetterebbe come portatore di un dono salutare o, mosso da un qualche scrupolo, lo inviterebbe a stabilire un dialogo?

Perché una cosa è certa: tutto ci si può aspettare da un Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura che sostiene: «“Ci sono atei di un’asprezza feroce che tutto sommato si interessano di Dio molto più di certi credenti frivoli e leggeri”. Si comprende, allora, come sia prezioso anche per noi avere accanto — come ha voluto Benedetto XVI — queste presenze autentiche e sincere, mentre riflettiamo, dialoghiamo e preghiamo per la pace e la giustizia nel mondo lungo le vie e le memorie di Francesco».

Povero San Francesco!
 

Giovanni Servodio