martedì 24 gennaio 2012

Dalla Milano dei Padri della Chiesa e del Card Schuster alla Milano di Castellucci



Se qualcuno mettesse, al posto dell’amabile Volto di Gesù Cristo Nostro Signore, la fotografia di Romeo Castellucci oppure quella della direttrice artistica del teatro Parenti di Milano, Andrée Ruth Shammah, scatterebbero le denunce. Nell'esecrabile spettacolo di Castellucci ad emergere sono soltanto la bruttura e il fetore, in tutti i sensi, che bene evidenziano, però, l’abisso nel quale è giunta la cultura di quell’Occidente nato dal Cristianesimo cattolico e dalla sua insuperata capacità di sublimare le grandezze classiche (filosofia greca e diritto romano). 
L’ “opera” arriva in Italia e precisamente a Milano, la città di sant’Ambrogio (339/340-397), di sant’Agostino (354-430), di san Carlo Borromeo (1538-1584), del Cardinale Schuster (1880-1954)… la città che contribuì, con le sue maestose chiese, con la sua Fede, con i suoi Padri della Chiesa a convertire il geniale John Henry Newman (1801-1890). Il Cardinale, beatificato da Benedetto XVI nel 2010, scrisse nell’autunno del 1846:
«Nella città di sant’Ambrogio uno comprende la Chiesa di Dio più che non nella maggior parte degli altri luoghi, ed è indotto a pensare a tutti quelli che sono sue membra. E inoltre non si tratta di una pura immaginazione, come potrebbe essere trovandosi in una città di ruderi o in un luogo desolato, dove una volta dimoravano i Santi – c’è invece qui una ventina di chiese aperte a chi vi passi davanti, e in ciascuna di esse si trovano le loro reliquie, e il SS. Sacramento preparato per l’adoratore, anche prima che vi entri. Non v’è nulla che mi abbia mostrato in maniera così forte l’unità della Chiesa come la Presenza del suo Divin Fondatore e della sua Vita dovunque io vada – tutti i posti sono, per così dire, un unico posto. […]. Io non sono mai stato in una città che mi abbia così incantato: stare davanti alle tombe di grandi santi come san’Ambrogio e san Carlo e vedere i luoghi dove sant’Ambrogio ha respinto gli ariani, dove santa Monica montò la guardia per una notte con la “pia plebs”, come la chiama sant’Agostino, e dove lo stesso sant’Agostino venne battezzato. Le nostre vecchie chiese in Inghilterra non sono nulla quanto ad antichità rispetto a quelle di qui, e a quel tempo le ceneri dei santi sono state gettate ai quattro venti. È cosa così grande essere dove i “primordia”, la culla, per così dire, del cristianesimo…» (1).
Ci sono tanti cattolici che sono ancora «adoratori», come li definisce il Beato Newman, adoratori del Santissimo Sacramento, adoratori, anche, del Santo Volto. Due milioni di persone sono andate in pellegrinaggio a Torino nell’ultima Ostensione della Santa Sindone. Domani, 24 gennaio, in Italia, culla di Milano, culla di Roma, culla dei «primordia», inizierà l’oltraggio; ma in risposta ci saranno Sante Messe di riparazione, suppliche, Rosari, funzioni religiose… per lenire il dolore e consolare i Sacri Cuori di Gesù e di Maria Immacolata. «Gesù mio, perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’Inferno e portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Vostra misericordia» così, per la recita del Santo Rosario, insegnò Nostra Signora di Fatima.

 Il Santuario del Santo Volto in Bassano Romano (VT) e il Monastero del Santo Volto in Giulianova (TE) sono retti dai monaci Benedettini Silvestrini. Una bellissima icona del Santo Volto, che ricorda perfettamente il Volto della Santa Sindone, è venerata nella chiesa di Santo Stefano Protomartire degli stessi Padri Benedettini Silvestrini a Roma. Proprio al Santo Volto è legata la vicenda di due religiosi: la beata Madre Pierina De Micheli (1890-1945), che nel silenzio e nell’umiltà più profonda, fu martire d’amore per riparare le offese recate al Signore Gesù e il servo di Dio Ildebrando Gregori (1894-1985), monaco benedettino silvestrino, che fu per un ventennio abate generale della sua congregazione e fondò le Suore Benedettine Riparatrici del Santo Volto di Nostro Signore Gesù Cristo. Nella notte del 31 maggio 1938, Madre Pierina De Micheli, suora delle Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires, si trovava nella cappella della sua congregazione nell’Istituto di Milano, in via Elba 18. Mentre era immersa, in profonda adorazione dinanzi al Tabernacolo, le apparve in una luce sfolgorante, una Signora di celestiale bellezza. Teneva in mano, come un dono, una medaglia, da una parte era impressa l’immagine del Santo Volto di Gesù, con questa dicitura: «Illumina, Domine, vultum tuum super nos» («Fa’ splendere su di noi, Signore, la luce del tuo volto») e nell’altra era impressa un’Ostia con l’invocazione «Mane nobiscum, Domine» («Resta con noi Signore»).

 La Madonna si rivolse a Madre Pierina con queste parole: «Ascolta bene e riferisci al padre confessore che questa medaglia è un'ARMA di difesa, uno SCUDO di fortezza e un PEGNO di misericordia che Gesù vuol dare al mondo in questi tempi di sensualità e di odio contro Dio e la Chiesa. Si tendono reti diaboliche per strappare la fede dai cuori, il male dilaga. I veri apostoli sono pochi: è necessario un rimedio divino, e questo rimedio è il Volto Santo di Gesù. Tutti quelli che porteranno questa medaglia e faranno, potendo, ogni martedì una visita al Santissimo Sacramento per riparare gli oltraggi che ricevette il Volto del mio Figlio Gesù durante la Passione e che riceve ogni giorno nel Sacramento dell’Eucaristia:
  • saranno fortificati nella Fede;
  • saranno pronti a difenderla;
  • avranno le grazie per superare le difficoltà spirituali interne ed esterne;
  • saranno aiutati nei pericoli dell'anima e del corpo;
  • avranno una morte serena sotto lo sguardo sorridente del mio Divin Figlio».
 Il 21 maggio 1932 Gesù aveva detto alla beata: «Contemplando il mio Volto, le anime parteciperanno alle mie sofferenze, sentiranno il bisogno di amare e di riparare. Non è forse questa la vera devozione al mio Cuore?». Il primo martedì del 1937 Gesù le aveva ancora dichiarato che il culto del Suo Volto completava e aumentava la devozione al Suo Cuore.
Il culto della medaglia del Santo Volto ottenne l’approvazione ecclesiastica il 9 agosto 1940 con la benedizione, proprio a Milano, del Beato Cardinale Ildefonso Schuster, monaco benedettino, devotissimo del Santo Volto di Gesù, allora Arcivescovo della diocesi ambrosiana. Grande apostolo della medaglia del Santo Volto di Gesù fu anche l’Abate Ildebrando Gregori, dal 1940 padre spirituale di Madre Pierina De Micheli, il quale fece conoscere la medaglia in Italia, in America, in Asia e in Australia.

 Al regale splendore del Santo Volto si rivolse, con versi di straordinaria bellezza, il Cardinale Newman, che preannunciò, con angoscia e tremore, quella «trappola mortale» dentro la quale stiamo vivendo, ovvero nel liberalismo e nel relativismo totalizzanti, così nemici della Verità rivelata da Nostro Signore da apparire in tutta la loro blasfemia. Ecco l’orante poeta Newman:

 «Il volto del Dio incarnato ti colpirà con dolore tagliente e sottile […]
 La vista di Lui ti accenderà nel cuore
 pensieri di tenerezza, di riconoscenza, di riverenza.
 Sarai malato d’amore, e ti struggerai per Lui,
 per Lui dolce a tal punto nella sua perenne
 abnegazione da restare vilmente
 ferito da un vile come te.
 C’è una supplica nei suoi occhi tristi
 che ti toccherà nel vivo, e ti turberà.
 E odierai e detesterai te stesso: se pure
 senza peccato ora, tu sentirai d’aver peccato,
 come mai prima avevi sentito;
 e desidererai scivolare via,
 e nasconderti alla Sua vista
 e tuttavia avrai un’ardente brama di rimanere
 dinnanzi alla bellezza del Suo volto.
 E queste due pene, così in contrasto e così forti
 - l’ardere per Lui, quando Lo vedi,
 la vergogna di te al pensiero di vederLo -
 saranno il tuo più vero, più aspro purgatorio» (2).

Ha affermato il Vescovo Monsignor Luigi Negri, che si è pronunciato contro l’immondo spettacolo: «Ormai l’ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all’abolizione sistematica della presenza e dell’annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista […]. Sono stato molto lieto nell’apprendere che – in situazione analoga – la Chiesa francese e in particolare il capo della Conferenza episcopale francese, il cardinale di Parigi, ha proposto un gesto rigorosamente penitenziale in ordine a questa blasfemia implicando la struttura fondamentale della Chiesa. […]

Certo che […] se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l’atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa, ma hanno a cuore l’espressione legittima delle loro convinzioni. Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria». [Vedi: Corrispondenza romana ]

Spontanea sgorga implorante la supplica del salmista:
 «Rialzaci, Dio degli eserciti, 
 fa’ risplendere il tuo volto e noi saremo salvi» (3).

 Cristina Siccardi

FINE DEL LIBERISMO ED ELOGIO DELLA FRUGALITÀ

È uscito recentemente un interessante libro - non condivisibile in tutto - dell’economista Serge Latouche (Per un’abbondanza frugale, Milano, Bollati & Boringhieri, 2012) il quale prende atto che la Società liberal/liberista e consumistica, sta finendo sotto i colpi sempre più duri della crisi economico/finanziaria mondiale.
Egli propone come rimedio possibile a tanto sfacelo l’unica via che si deve e si può – con un bel po’ di buona volontà – ancora percorrere: la Frugalità.

Il Liberalismo nasce dall’illusione prometeica e luciferina del “Progresso e sviluppo all’infinito”. Pio IX nella sua Enciclica Quanta cura e nel Syllabus (entrambi dell’8 dicembre 1864) aveva condannato sia l’illusione social/comunista che quella liberal/liberista, e particolarmente la loro conclusione del “Progresso all’infinito” o del “Sol dell’Avvenire”.

L’ultima ed 80ma proposizione del Syllabus condanna la proposizione secondo cui “il Papa può e deve venire a patti col Liberalismo, col Progresso e colla Modernità”, ove per “Progresso” s’intende il Progresso costante, incessante e tendente all’infinito, e, per Modernità la filosofia moderna (da Cartesio ad Hegel), che è soggettivista e relativista e distrugge la conoscenza oggettiva della realtà da parte dell’uomo (Cartesio) e il valore immutabile ed assoluto dei primi princìpi filosofici (Hegel), sociali/politici (Rousseau) e dei dogmi religiosi (Lutero). Latouche paragona il Progressismo e il Consumismo alla malattia chiamata “bulimia”. Certamente non bisogna cadere nel difetto opposto, verso la quale tende l’Autore, che è l’anoressia o “l’insano archeologismo” (come lo chiamava Pio XII), ovvero il “tribalismo” dello ‘Strutturalismo francese’ (Lévy-Strauss, Sartre, Lacan, Ricoeur), che riprende il tema del “buon selvaggio” di Jean Jacques Rousseau e lo porta alle estreme conseguenze del “Pensiero selvaggio” e dell’uomo non più “animale razionale e sociale” (Aristotele e S. Tommaso), ma “bestia istintiva e asociale” (Lévy-Strauss).

Secondo il buon senso (economia come ‘Virtù della Prudenza applicata al focolare domestico’, Aristotele/S. Tommaso) e Latouche per essere nell’abbondanza basta avere solo pochi, essenziali bisogni, che possono essere soddisfatti normalmente e da tutti. L’economista francese ammette che la vita dell’uomo (e di sua moglie) non può e non deve essere assorbita al 60% dal lavoro. Essi debbono essere presenti in se stessi, tra loro e con i figli nella famiglia, nella Società civile e nella Società religiosa, poiché l’uomo ha un’anima spirituale e deve nutrire pure e soprattutto anch’essa.

Il Consumismo liberista vive e si regge sull’insoddisfazione dell’uomo borghese o “ricco”, proprio come il Social/Comunismo che si fondava sul proletario o povero. Senza povero, che odia il ricco, e senza borghese, che si sente insoddisfatto e cerca di ingozzarsi di beni consumistici del tutto superflui, scomparirebbero il Social/Comunismo e il Liberal/Liberismo.

La “Pubblicità” è un’arma di ossessione mentale che crea bisogni inesistenti nella mente del borghese, come la “Propaganda” bolscevica creava l’odio di classe nella mente del povero. Sia il borghese liberale che il proletario socialista si sentono scontenti di ciò che sono ed hanno e desiderano essere ciò che non sono e possedere ciò che non è necessario. Essi sono perennemente frustrati. In più, non avendo la Fede, poiché sia il liberalismo che il socialismo sono materialisti e atei o agnostici, non hanno la Speranza soprannaturale che li aiuterebbe ad affrontare serenamente le difficoltà intrinseche alla vita umana.

Conclusione: bisogna liberarsi della schiavitù della legge del “mercato” di destra (Liberismo) e anche di sinistra (Socialismo), per poter tornare ad essere veramente uomo, ossia “animale razionale” che conosce e ama, e “animale sociale”, che dona, riceve e ricambia. Chi lo desidera può studiare la “Dottrina sociale della Chiesa” e specialmente l’Enciclica di Leone XIII Rerum novarum cupiditas (1891) e quella di Pio XI Quadragesimo anno (1931).
 d. CURZIO NITOGLIA
 23 gennaio 2012
 

domenica 22 gennaio 2012

La CANTONATA di Socci!

Tu sei il mio Pastore!

La cantonata di Socci
 
Ecco una oggettiva risposta a Antonio Socci che su "Libero" di ieri si è messo a difendere Castellucci (stra)parlando di uno spettacolo che in realtà è una preghiera e di una polemica paradossale in quanto "nessuno ha visto la pièce teatrale contestata: si rischia di gettar via – come squallido sberleffo anticristiano – un’opera che invece si interroga ansiosamente sul mistero del dolore e su Gesù e mette in scena un grido al Salvatore molto vicino alla bestemmia (come lo sono certi passi della Bibbia del resto), ma anche alla preghiera".
Ma come?! Nessuno ha visto la pièce?! Non è una prima assoluta, caro Socci: si informi! Come può pensare che ci si mobiliti senza motivazioni: non siamo degli sprovveduti! Comunque l'argomento, se fosse vero e non lo è, vale anche al contrario: se nessuno ha mai visto tale messinscena, su che base si può parlare del rischio di affossare "un’opera che invece si interroga ansiosamente sul mistero del dolore e su Gesù e mette in scena un grido al Salvatore "? Insomma per Socci i cattolici che protestano sono dei buzzurri tarantolati pieni di pregiudizi, mentre il Castellucci è un'anima candida fatta oggetto di critiche immeritate: caro Socci, "Tu non sei il mio pastore" è una vera bestemmia e una chiara di dichiarazione di apostasia. Altro che preghiera: Nostro Signore ci ha insegnato a pregare in un modo ben diverso ... ricorda? ... Padre nostro ...


Romeo Castellucci

secondo il Catechismo

di Fabrizio Cannone

Secondo il Catechismo della Chiesa cattolica, “La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento [Non nominare il nome di Dio invano]. Consiste nel proferire contro Dio interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui, nell’abusare del nome di Dio […]. La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre […]. La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave” (n. 2148).
Evidentemente il Catechismo non intende escludere altre forme di bestemmia che non siano quella vocale, perciò si dice, più genericamente, che bestemmiare è “mancare di rispetto” verso Dio, cosa che può avvenire nei più vari modi che l’empietà umana riesce a moltiplicare all’infinito.
Se il peccato mortale volontario merita l’inferno (cf. Catechismo, n. 1037), basterebbe questo squallido spettacolo per meritare l’eterna separazione da Dio, a coloro che l’hanno ideato, progettato, realizzato, promosso, pubblicizzato, e infine a coloro che l’hanno difeso contro il sano risentimento popolare e cristiano.
“Lo scandalo, sempre secondo il Catechismo, è l’atteggiamento o il comportamento che induce gli altri a compiere il male. Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il proprio fratello alla morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza” (n. 2284).
Evidentemente un’opera “teatrale” come quella di Romeo Castellucci che ha per tema predominante quello dell’incontinenza di un anziano padre, il quale sul palcoscenico espleterà platealmente i suoi bisogni fisiologici, è un’offesa singolare alla decenza, alla virtù, alla prudenza, al decoro, al buon senso, e uno scandalo vero e proprio (a prescindere dall’offesa vile al Sacro Volto). Il male infatti può essere rappresentato solo per essere moralmente condannato, e in nessun caso deve parere suadente, coinvolgente o allettante.
Qui il “male” della vecchiaia e della malattia in effetti è reso fin troppo ripugnante… ma soltanto per dar la colpa a Dio e allontanare da Lui le anime degli spettatori. Ciò che si vuole creare nel pubblico è uno stato di eccitazione morbosa per veicolarla, attraverso il maleodore presente sul palco e il senso di disgusto creato ad arte, contro la causa (presunta) di tutti i mali, incontinenza senile inclusa, ovvero la Causa Prima! Castellucci si è dichiarato più volte “cristiano” dopo che in Francia migliaia di cattolici hanno protestato davanti alle sue sozze bestemmie pseudo-artistiche.
Ma proprio questa dichiarazione aggrava la colpa del regista, e non l’attenua punto. E’ più grave infatti il peccato nel cristiano che nel pagano, specie se il peccato è di offesa a quel Dio che il pagano giustamente può dire di non conoscere appieno. D’altra parte si capisce bene dove si vuole andare a parare con queste dichiarazioni sibilline: con la scusa del “cristiano”, si vuole sedurre il credente meno accorto e trascinarlo, come dice il Catechismo, “alla morte spirituale”.
Certo, “è inevitabile che avvengano degli scandali, ma guai a coloro per cui avvengono” (Lc 17,1).
La pornografia non abbisogna di teologiche definizioni, ma ciò che importa sapere è che il Catechismo ne ricorda la gravità e ne chiede espressamente la censura: “E’ una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici” (n. 2354). Lo “spettacolo” di Castellucci potrebbe sembrare del tutto alieno dalla dimensione pornografica, ma in verità l’essenza della pornografia, anche secondo l’etimo, è l’oscenità in quanto tale, più che la sessualità libertina e sfacciata.
La pornografia infatti è la “descrizione e rappresentazione in opere letterarie, artistiche, cinematografiche e simili [tipo teatrali] di cose oscene” (Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 1994, p. 1380). Osceno poi, secondo l’autorevole dizionario, è ciò che “offende il pudore” e anche ciò che è “ripugnante per la sua bruttezza” (ibid., p. 1225).
L’opera “artistica” e “teatrale” di Castellucci è oscena e ripugnante? Lo si valuti a partire da quanto visto finora. E’ un’opera che ha al centro escrementi ed è concepita in modo scatologico dalla A alla Z: tutto in essa, a partire dall’idea ispiratrice, ha a che fare con il WC. E’ una parodia satura di violenza, ambiguità, morbosità, immoralità, irreligiosità e indecenza: è infondo un’opera d’arte al contrario, cioè concepita per promuovere il brutto, il laido, l’impuro, il profano, l’arte contemporanea, l’ateismo, il nudismo, la società laica e commerciale, e il profitto (immenso per il suo autore) che da tutto ciò se ne può trarre.
Fin da ora diciamo il nostro GRAZIE a quei cattolici che a Parigi e a Milano, a Roma manifestano, pregano, offrono SS. Messe di riparazione contro uno scempio sacrilego di immane bassezza.
Lode dunque a tutti i buoni cattolici, a partire da mons. Negri e il cardinal Martino. Onta a quei “cattolici senza Cristo”, che in un modo o nell’altro, hanno difeso la bestemmia in compagnia dell’armata laica: Repubblica (sempre in prima linea), Il Corriere (con Battista), La Stampa, L’Unità, etc.
Se i nostri figli si abitueranno al male, alla violenza, alla droga, all’immoralità, agli spettacoli di Castellucci, la società degenererà rapidamente e la crisi culturale sociale ed economica diverrà mortale. Se al contrario i nostri figli sapranno reagire e lottare contro chi vuole gustare l’ebbrezza infernale già qui prima del tempo stabilito, allora la speranza dell’alba resterà intatta e il futuro sarà un futuro di pace per tutti.

tratto da: http://www.corrispondenzaromana.it/romeo-castellucci-secondo-il-catechismo/

sabato 21 gennaio 2012

Protestare non significa rischiare di fare pubblicità



Sempre più numerose sono le persone disposte a partecipare alle manifestazioni pubbliche di protesta e di riparazione a Milano, per reagire contro lo spettacolo blasfemo di Castellucci. Da alcuni cattolici, però, questa reazione è vista con una certa diffidenza e capita di sentire l'obiezione: "Ma non si rischia così di fare pubblicità allo spettacolo? Non è proprio quello che vuole Castellucci?"
In realtà, è abbastanza chiaro che per il singolo cattolico, o per la singola associazione, quest'obiezione non dovrebbe avere ormai nessun peso quanto alla decisione pratica da assumere, cioè quanto a decidere se appoggiare o partecipare alle manifestazioni pubbliche previste davanti al teatro: infatti, ormai "il dado è tratto", lo spettacolo e il suo autore sono, purtroppo, già di fama internazionale e il Teatro Franco Parenti ha già venduto tutti i biglietti. Ma, a parte questo, l'obiezione fa soprattutto pena dal punto di vista dei principi e deriva dall'aver sottovalutato l'oggettiva gravità della rappresentazione in questione. Siamo purtroppo abituati a sentire parlare di azioni blasfeme e sacrileghe e questo ci potrebbe rendere abbastanza indifferenti davanti all'ennesima provocazione. Al limite ci ispirano un po' di disgusto i responsabili di queste azioni ma, in fin dei conti ci ispirerebbe molto più orrore un omicidio o qualcosa del genere. Ebbene, se questo è il caso, per un cattolico, c'è qualcosa che non va. Non dobbiamo reagire sulla base di sentimenti, ma sulla base dell'intelligenza illuminata dalla Fede.


Ragioniamo quindi secondo la morale cattolica, come Cristo stesso ragionerebbe: un'offesa è tanto più grave quanto più eccellente sia la persona che si offende. Perciò la bestemmia che offende direttamente Dio, Sommo Bene, è il male più grande. Soprattutto se l'offesa è pubblica. Soprattutto se si offende Dio con quello che di più basso c'è nell'uomo: le sue feci. Tutti i teologi e santi dottori della Chiesa sono d'accordo su questo fatto: che la bestemmia, facendo parte di quei peccati che riguardano Dio direttamente, è oggettivamente più grave di tutti gli altri. Più grave anche, ad esempio, dell'omicidio. Certo, spesso non si ha la piena consapevolezza di quel che si fa quando si proferisce una bestemmia, e si tratterà allora di un peccato soggettivamente meno grave di quello dell'omicida, che di solito ha una consapevolezza maggiore, ma la gravità oggettiva resta. Inoltre, si può presumere che nel caso di specie anche la consapevolezza soggettiva ci sia nel drammaturgo Romeo Castellucci: chi sostiene che "l'angelo dell'arte è Lucifero" e che "lo spettacolo mette in scena gli aspetti più volgari del mio essere, cioè l'artista che vuole rubare a Dio l'ultimo e più importante Sefirot. Questa è la maggiore gioia dell'artista: rubare a Dio"  (da un'intervista rilasciata da Romeo Castellucci alla rivista di arte australiana Real Time Arts, n. 52, 2002) sa perfettamente contro chi si scaglia con la sua arte oscena. In ogni caso la bestemmia pubblica è proprio l'atto diametralmente opposto alla professione pubblica della Fede: perciò la manifestazione pubblica di protesta, di preghiera e di riparazione è l'atto che più perfettamente si proporziona all'offesa.  
Si organizzano manifestazioni pubbliche contro azioni violente, scandali vari, ecc., fatti, insomma, meno gravi di una pubblica bestemmia. Così facendo si fa un po' di pubblicità a chi ha commesso questi fatti ma... cosa importa? Nel caso che ci occupa la manifestazione pubblica di protesta o di riparazione è proprio l'azione proporzionata e necessaria, "giusta" insomma, in risposta alla rappresentazione blasfema: una professione pubblica di Fede contro una pubblica offesa a Dio. Questa risposta spetta in primo luogo ai Pastori della Chiesa, quelli che "ex officio" devono cercare la gloria di Dio, ma è anche dovere dei fedeli, secondo le possibilità di ciascuno, perché tutti i battezzati in Cristo, e ancor di più i cresimati in Lui, hanno il dovere di difendere l'onore del loro Salvatore e Maestro. 
Così facendo si assicurano dei benefici (fama, soldi...) agli autori dell'opera? Evidentemente, prima di intraprendere ogni azione morale di rilievo si impone anche un bilanciamento degli effetti positivi e negativi dell'atto (qui: le manifestazioni pubbliche) ma appunto, sono proprio gli effetti positivi, insieme all'intrinseca bontà e giustizia dell'atto, a far pendere la bilancia nettamente a favore della reazione pubblica. Certo: sempre per chi ha Fede ed ha a cuore gli interessi della Chiesa. Castellucci avrà un pò più di fama e forse qualche soldo in più, ma tutti gli atti di virtù di tanti cattolici disposti a venire anche da lontano per difendere l'onore di Cristo? Tutte quelle Messe di riparazione che rendono a Dio la più grande gloria? Tutto quel movimento, anche sulla rete, che obbliga i cattolici a unirsi nella battaglia comune e sveglia molti dal sonno dell'indifferenza? Tutti quelle preghiere pubbliche che sono la più bella manifestazione di Fede e di "vita ecclesiale", nonché il più utile antidoto contro la bestemmia pubblica? Sono beni che trascendono i vantaggi temporali di qualche discusso personaggio. Il male ha solo paura della reazione ferma e decisa dei buoni. Il male non chiede altro che l'indifferenza, perché è un male sia l'indifferenza di fronte al bene sia l'indifferenza di fronte al male. Manifestiamo allora pubblicamente per difendere l'onore di Cristo. Lui stesso ci suggerisce la condotta pratica da seguire: "Chi dunque mi avrà confessato davanti agli uomini, anch'io lo confesserò davanti al Padre mio, che è nei cieli"  (Matteo X, 32).

Comitato "San Carlo Borromeo"

martedì 17 gennaio 2012

LA SICILIA INSORGE: NON LASCIAMOLA SOLA !



In pochi parlano del blocco che in queste ore sta interessando la Sicilia. L'isola è completamente paralizzata da un moto di protesta. L'hanno chiamata la "rivolta dei forconi", ma mi pare riduttivo. Innanzitutto, non sono scesi in piazza soltanto gli agricoltori, come il nomignolo vorrebbe far intendere; al loro fianco, infatti, sfilano anche gli autotrasportatori, uniti nella protesta contro i continui aumenti del carburante,che rendono sempre meno remunerativa la loro attività. In secondo luogo, credo si possa dire di essere arrivati finalmente ad un punto di rottura. I siciliani non sono più disposti a soffrire il cinquantennale disinteresse mostrato dallo Stato nei confronti del settore primario e, ora, anche verso quello dei trasporti. Non vogliono pagare con il sudore della fronte e di tasca propria un debito non loro; non intendono subire le conseguenze di una crisi creata ad arte per sottrarre denaro ai mercati, in modo tale da farlo confluire in forzieri privati. Chiedono misure urgenti: defiscalizzazione dei carburanti e dell’energia elettrica, uso dei fondi europei per arginare la crisi dell’agricoltura, il congelamento delle procedure regionali di riscossione dei tributi, un taglio all'infinita lunghezza della filiera. Ma chiedono anche sostegno e partecipazione: vogliono chiamare a raccolta "Agricoltori, Commercianti, Artigiani, Operai, Autotrasportatori, Braccianti agricoli  e quanti vogliono decidere le sorti di questa terra e dei loro figli", (così si legge sul loro manifesto). Tutti sono invitati alla mobilitazione "contro  questa classe dirigente che vuole farci pagare il conto. Vogliamo scrivere una pagina di storia e la scriveremo. Siamo siciliani veri ed invendibili".
Speriamo che lo siano sul serio, che vadano in fondo con la protesta e che non si fermino fino a quando non avranno ottenuto concretamente ciò che chiedono. Fatti, dunque, non parole. Il tempo delle vane promesse è finito. La gente ha fame; i lavoratori, (quelli veri, non i soliti frequentatori dei salottini buoni del Paese), pure ed iniziano ad alzare la voce. Chiedono semplicemente di poter lavorare in maniera concorrenziale e remunerativa. Mi sembrano richieste più che ragionevoli, specie se si considera che stiamo parlando principalmente del settore primario: un settore che con tutte le eccellenze agro-alimentari che possiamo vantare in Italia, se ben supportato dalla politica, potrebbe dare una quantità infinita di occupazione e generare una ricchezza incalcolabile ma che, ciò malgrado, viene continuamente abbandonato a se stesso.
Allora, sosteniamo questa gente. Non lasciamola sola. Non ignoriamola come stanno facendo tutti i media nazionali, (forse per timore che dalla Sicilia possa accendersi il fuoco della rivolta contro la stretta mortale degli usurai). Facciamo sentire la nostra vicinanza e il nostro appoggio, dando visibilità alla loro disperata iniziativa. Se ci rimane un minimo di coraggio e di orgoglio poi, cerchiamo di unirci al loro moto di protesta. Prendiamo anche noi i forconi e scendiamo sul campo di battaglia. L'Italia ha davvero bisogno di noi. In piedi!

Roberto Marzola.

Fonte: Ritorno alla Tradizione

Questione di stile.....

(tratto da Una Fides)

trova la differenza....

 

COMUNICATO STAMPA DELLA

FRATERNITA’ SACERDOTALE SAN PIO X

La Fraternità San Pio X esprime pubblicamente profonda indignazione per lo spettacolo di Romeo Castellucci, “Sul concetto di Volto nel Figlio di Dio”, in programma nei prossimi giorni presso il Teatro Parenti di Milano. In tale spettacolo, già rappresentato in Francia, un’ immagine di Gesù Cristo è profanata da escrementi. Nell’augurarsi che la gerarchia ecclesiastica sappia reagire adeguatamente a tale bestemmia pubblica, la Fraternità San Pio X aderisce a tutte le iniziative religiose volte a difendere l’onore di Nostro Signore, invita i fedeli alla penitenza e farà celebrare ogni giorno una S. Messa riparatrice per tutta la durata dell’oltraggio blasfemo che offende Dio, la Religione, la Chiesa e che violenta irrimediabilmente l’identità cattolica
 
COMUNICATO STAMPA DELLA CURIA MILANESE
 
"Raccogliendo le parole della regista e direttrice del teatro Parenti di Milano Andrée Ruth Shammah, apparse ieri su un quotidiano, a nostra volta domandiamo che sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi, e non sono certo pochi, vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza.
Proprio perché Milano è una “città che ha sempre rappresentato il pensiero illuminato, la religiosità alta, il dialogo e l`apertura”, invitiamo a considerare che la libertà di espressione, come ogni libertà, possiede sempre, oltre a quella personale, una imprescindibile valenza sociale. Questa deve essere tenuta particolarmente in conto da parte di chi dirige istituzioni di rilevanza pubblica, per evitare che un’esaltazione unilaterale della dimensione individuale della libertà di espressione conduca ad “tutti contro tutti” ideologico che divenga poi difficilmente governabile. Di questa dimensione sociale della libertà di espressione avrebbe pertanto potuto farsi carico più attentamente al momento della programmazione la direzione del Teatro.
La preghiera per manifestare il proprio dissenso non può accompagnarsi a eccessi di qualunque tipo, anche solo verbali."

sabato 14 gennaio 2012

Dieu premier servi ! mobilitazione contro lo spettacolo blasfemo

Invitiamo alla lettura anche di questi articoli: una macina da asino al collo 

la libertà di opinione non è un diritto all’insulto

 c'è un Vescovo in Lombardia!

 c'è un Vescovo in Lombardia!

 Padre Serafino Lanzetta scrive all'Arcivescovo di Milano

UN VESCOVO ITALIANO PARLA DELLO SPETTACOLO BLASFEMO: POSITIVAMENTE E IN UN'OMELIA

 DIETROFRONT: MONSIGNOR SANNA CONDANNA LO SPETTACOLO BLASFEMO E (FORSE) MI QUERELA! PER COSA?

 PAOLO VI E L'ARTE BLASFEMA: I VESCOVI DI OGGI HANNO SOLO DA IMPARARE

da Una Fides

All'assalto il nemico è debole!









DOPO
LA FRANCIA CATTOLICA

ANCHE
L'ITALIA CATTOLICA

SI MOBILITA CONTRO
LO SPETTACOLO BLASFEMO DI CASTELLUCCI
CHE ANDRA' IN SCENA A MILANO CON LA PRIMA
IL 24 GENNAIO 2012
Ci associamo all'iniziativa del Comitato San Carlo Borromeo,
che vi invitiamo a seguire,
per partecipare alla manifestazione fissata per


MARTEDI' 24 GENNAIO 2012
ALLE ORE 20,00
(scarica il volantino in formato pdf)

davanti al Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo, 14 Milano



contro la rappresentazione dello spettacolo blasfemo messo in scena da un tale Romeo Castellucci che, per fare soldi e conquistare un po' di fama moderna, ha pensato bene di usare il Volto di Cristo per imbrattarlo nel modo più volgare e schifoso possibile.



Quanti guai sta passando l'Italia, già culla del cattolicesimo!

Ci mancava solo un italiano a fare da agente del demonio contro la Chiesa e la Fede.
Crede forse costui che il suo ispiratore, il demonio, gli concederà chissà quali favori in quell'angolo dell'Inferno che gli ha promesso e riservato?

Povero illuso! L'unica cosa che otterrà è la misera e degradante fama in questo mondo che ha perso il ben dell'intelletto e corre sempre più velocemente verso la sua definitiva rovina.

Molti amici si sono mibilitati per esprimere pubblicamente la loro indignazione contro questa continua campagna di offese e di odio condotta dall'intero mondo laico contro Dio, contro Gesù Cristo, contro la Chiesa, contro i cattolici, contro ogni ordine e ogni giustizia e ogni ragionevolezza.


Il regno di Satana incombe, e percorre sempre più passi e sempre più speditamente!

Chi dice che tanto clamore alla fin fine non fa altro che amplificare l'attenzione per queste blasfemie che sempre più numerose vengono buttate in faccia al mondo cattolico, rispondiamo che il vero scopo di questi untori del male è di continuare indisturbati la loro opera di infezione morale e spirituale, al servizio delle mire del demonio.

Non si dimemtichi che il grande trucco del demonio è quello di cercare di far credere che non esista.
Il silenzio nei confronti di tanto fango montante contro Cristo e la Fede finisce col servire le mire del demonio, che si aggira famelico per divorare le nostre anime!

Occorre reagire
occorre ricordare a tutti che ci siamo anche noi cattolicie che non intendiamo subire ancora in silenzio.

Dopo i cattolici francesi, ora tocca a noi!



Si ascolti la perorazione diffusa via internet dal Prof. Roberto de Mattei
http://www.corrispondenzaromana.it/roberto-de-mattei-contro-le-blasfemie-di-castellucci/

oppure

http://www.youtube.com/watch?v=CCZ35miAX24&feature=related

Si acceda ai diversi siti internet dell'area tradizionale e si comunichi la propria adesione alla manifestazione
http://www.unavox.it/link.htm#italiani

in particolare al sito del Comitato San Carlo Borromeo di Milano




ESPRIMIAMO LA NOSTRA INDIGNAZIONE AL MONDO LAICO


Teatro Parenti: Segreteria di Direzione, via Vasari, 15, 20135 Milano
tel.: 02.59995220 - martinamoretti@teatrofrancoparenti.it

Sindaco di Milano
: tel.: centralino unico 02.02.02- sindaco.pisapia@comune.milano.it

Ufficio Stampa del Comune di MIlano
. tel.: 02.88450150 - fax 02.88450568
posta elettronica: comunicazione.ufficiostampa@comune.milano.it


Dott. Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia: http://www.formigoni.it/

Consiglio Regionale della Lombardia
- Via Fabio Filzi, 22 - 20124 Milano - Tel. 02.67482.1



IMPORTANTE SOLLECITARE LA REAZIONE UFFICIALE
DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI DELLA CHIESA CATTOLICA


DIOCESI DI MILANO (S. Em. Rev.ma Sig. Card. Angelo SCola)(Piazza Fontana, 2 -
Centralino: 02.85571 - posta elettronica: webmaster@chiesadimilano.it
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(00120 Città del Vaticano - Tel.: +39-06.698.93811 - Fax: +39-06.698.87368, 87165 - posta elettronica: cultura@cultura.va)
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